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Gennaio 2, 2026Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021-2026: cosa prevede, perché conta, quali obiettivi misura
Nel luglio 2021 l’Italia ha adottato la prima Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021-2026, un documento-quadro che definisce visione, obiettivi misurabili e misure operative per ridurre le disuguaglianze di genere. La Strategia si colloca nel solco della Gender Equality Strategy 2020-2025 dell’Unione Europea ed è pensata come riferimento anche per l’attuazione di politiche nazionali come PNRR e Family Act.
Perché una Strategia nazionale
La premessa del documento parte da un assunto semplice: la parità di genere è un principio costituzionale e una condizione necessaria per una democrazia compiuta. Nel 2021, però, le disuguaglianze restano evidenti nella vita quotidiana, dal lavoro alla famiglia, dalle opportunità economiche all’accesso ai ruoli decisionali. Inoltre, la pandemia ha aggravato molti squilibri, soprattutto in settori ad alta occupazione femminile e nel lavoro di cura non retribuito.
Da dove partono le analisi: l’indice EIGE
Per misurare il divario, la Strategia utilizza come riferimento principale il Gender Equality Index dell’EIGE (Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere). L’analisi si concentra su cinque “domini”:
- Lavoro
- Reddito
- Competenze
- Tempo
- Potere
Il documento evidenzia che l’Italia ha migliorato la propria posizione negli ultimi anni, soprattutto nella dimensione Potere (anche grazie alle quote nei CDA introdotte dalla Legge Golfo-Mosca), ma restano criticità marcate su Lavoro e Tempo. Un elemento trasversale che alimenta i divari è il peso degli stereotipi di genere, diffusi nella popolazione e capaci di condizionare scelte formative, percorsi professionali, carichi familiari e accesso alle leadership.
Visione e ambizione: obiettivi misurabili
La Strategia dichiara una visione di lungo periodo: un’Italia in cui persone di ogni genere abbiano le stesse opportunità di istruzione, lavoro, crescita professionale e autonomia economica.
L’ambizione 2021-2026 è concreta e quantificata: guadagnare 5 punti nel Gender Equality Index entro il 2026, così da superare la media europea e avvicinarsi alla top 10 nel medio termine.
Le 5 priorità strategiche (e cosa significa in pratica)
1) Lavoro
Obiettivo: aumentare la partecipazione femminile, sostenere la conciliazione vita-lavoro, promuovere imprenditoria femminile e ridurre la segregazione settoriale.
2) Reddito
Obiettivo: ridurre i differenziali retributivi (specie nel privato e nelle posizioni più qualificate), promuovendo equa remunerazione e indipendenza economica.
3) Competenze
Obiettivo: rimuovere barriere culturali e stereotipi, incrementare la presenza femminile nelle discipline STEM, rafforzare competenze digitali e riequilibrare la carriera accademica.
4) Tempo
Obiettivo: riequilibrare il lavoro di cura non retribuito e potenziare l’offerta di servizi per l’infanzia, favorendo una distribuzione più paritaria delle responsabilità familiari.
5) Potere
Obiettivo: promuovere una maggiore presenza femminile nei ruoli apicali economici, politici, sociali e culturali, non solo in termini di “presenza” ma anche di responsabilità.
Indicatori e target: alcuni numeri-chiave
La parte più “operativa” della Strategia è quella che definisce indicatori e target da raggiungere. Ecco alcuni esempi centrali:
- Gender pay gap nel settore privato: riduzione dal 17% a circa 10%.
- STEM: aumentare le iscritte dal 27% a circa 35%.
- Competenze matematiche (studentesse): ridurre la quota sotto il minimo dal ~50% a <35%.
- Congedi di paternità: aumentare l’utilizzo dal 21% a >50%.
- Asili nido: portare la copertura nazionale oltre il 50%, con almeno il 33% in tutte le regioni.
- CDA quotate: superare il 45% di presenza femminile (da 38,8%).
Misure: trasversali e per area
La Strategia non si limita ai principi: propone un pacchetto di misure. Tra quelle trasversali: gender mainstreaming, bilancio di genere, valutazione di impatto di genere delle iniziative legislative, rafforzamento dei dati disaggregati, linguaggio non sessista nella PA, promozione di role model e un “patto culturale” tra istituzioni e società civile.
Per le cinque aree, compaiono misure come incentivi alle assunzioni femminili, strumenti di trasparenza e misurazione dell’equità retributiva, borse di studio STEM e programmi di orientamento, potenziamento dei servizi educativi 0-3, fino a meccanismi di trasparenza nei processi di selezione per ruoli apicali.
Attuazione e monitoraggio: come si controlla che funzioni
Per evitare che resti un documento “di intenti”, la Strategia prevede una governance dedicata con una Cabina di regia e un Osservatorio nazionale presso il Dipartimento per le Pari Opportunità, oltre al coinvolgimento di istituzioni statistiche e amministrative. Il monitoraggio combina indicatori internazionali (EIGE) e nazionali, con attenzione anche agli impatti della crisi pandemica e alle differenze territoriali.
In sintesi: la Strategia 2021-2026 è un quadro organico che mette insieme dati, obiettivi numerici e azioni. Il suo valore sta nel rendere la parità di genere una politica pubblica misurabile, verificabile e integrata, non solo un principio astratto.
Al seguito il testo integrale: